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Topografia del sacro. Luoghi e santuari del mondo.

A settembre riprende la rassegna L’architettura per tutti, con il nuovo ciclo d’incontri dal titolo Topografia del sacro. Luoghi e santuari del mondo, organizzato dalla Fondazione Benetton, a cura di J.K. Mauro Pierconti, storico dell’architettura e curatore dello spazio espositivo di Ca’ Scarpa.
Protagonista del primo appuntamento, in programma giovedì 10 settembre alle ore 18, sarà La Sagrada Familia (Barcellona, Spagna), la colossale opera dell’architetto catalano Antoni Gaudí, che ha richiesto quasi 150 anni per essere completata.
Seguiranno gli incontri su Il Santuario di Ise (Giappone), in programma giovedì 24 settembre alle ore 18, e su Il Partenone, Atene (Grecia), che si terrà giovedì 1° ottobre alle 18.
Luoghi molto diversi per epoca, cultura e tradizione, ma accomunati dalla capacità dell’architettura di esprimere e rendere visibile una dimensione spirituale e collettiva.
PRIMO APPUNTAMENTO: La Sagrada Familia (Barcellona, Spagna)
Il 10 giugno 2026, in occasione del centenario della morte dell’architetto catalano Antoni Gaudí, si è idealmente “conclusa” (pur rimanendo alcune parti da completare) la fabbrica della Sagrada Familia, l’opera alla quale Gaudí si era completamente dedicato a partire dal 1914, rinunciando così ad altri cantieri e lavori.
Nata come tempio espiatorio dedicato alla Sacra Famiglia, la nuova chiesa è stata portata avanti con donazioni private e offerte da parte dei fedeli. La prima pietra venne posta il 19 marzo del 1882, mentre il posizionamento della grande croce sulla sommità della torre centrale risale a pochi mesi fa. Come per le antiche cattedrali medievali, dunque, un tempo lunghissimo. E Gaudí, consapevole che la costruzione avrebbe richiesto molto tempo, motteggiava: «I lavori della Sagrada Familia procedono lentamente perché il suo Padrone [Dio] non ha fretta».
A promuovere la fabbrica della chiesa era stata una congregazione che venerava una particolare rappresentazione della Sacra Famiglia esposta nel monastero benedettino della grande montagna del Montserrat, alle spalle di Barcellona. Fu questa quindi la suggestione che arrivò a Gaudí: il tempio come montagna, quale riferimento alla sacra montagna del Montserrat, la “montagna miracolo” cantata da poeti catalani come Joan Maragall, che così scriveva: «E l’immagine regna nei cuori, e la sua montagna regna sulle terre e nelle visioni dei mari lontani, e alla fine montagne e terra, immagine e anima popolare si uniscono a formare un tutto sublime, una cosa unica, uno spirito grande».
È la geografia popolare religiosa che si traduce nell’immagine della montagna-tempio, sulle cui grandezze prenderà forma la nuova chiesa.
SECONDO APPUNTAMENTO: Il Santuario di Ise, Giappone
La sera del 2 ottobre del 2013, tra le ombre della notte e della foresta che avvolge il Santuario Interno di Ise, la sacra presenza della dea Amaterasu, la maggiore delle divinità dello Shintoismo e la capostipite della famiglia imperiale, è stata collocata nel nuovo santuario, ricostruito per la 62ª volta; un rituale che si ripete da più di 1300 anni, dal 690 d.C., ogni 20 anni. Poche le interruzioni: la più lunga, di 123 anni, si colloca tra il 1462 e il 1585, per disordini interni e per un conseguente indebolimento dell’autorità imperiale.
Quel giorno, però, la prospettiva storica di un’origine così antica si concretizza all’istante nella cerimonia notturna, chiamata Sengyo, in cui la divinità viene trasferita.
Essa rappresenta il momento culminante di un iter durato ben otto anni: è quanto richiede il processo di ricostruzione del santuario, che nella nuova configurazione – nel mezzo della foresta – sorge in un lotto adiacente a quello della versione precedente, che verrà successivamente smontato.
Ed è così che la ricostruzione del santuario si accompagna ogni volta a un senso di rinascita e di rinnovamento che pervade l’intera società giapponese, dando forza e speranza nel domani.
Arte, cultura e religione si trovano qui strettamente intrecciate, immerse in un ambiente naturale che raccoglie e al tempo stesso esalta l’esperienza spirituale della visita.
Così scriveva Paul Valéry nel suo Eupalino (1932): «Non hai notato, passeggiando in questo luogo, come alcuni edifici siano muti, altri parlino e infine altri, i più rari, cantino?».
E una musica sentiamo provenire dalla lontana foresta di Ise; una musica alla quale non è possibile rimanere indifferenti.
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